Cosa Sono I 5 Kosha Dell’anima Secondo La Tradizione Yogica?

Andiamo alla scoperta dei kosha, le “guaine” che rivestono il nostro corpo e ospitano l’anima: quali sono, quali benefici danno e perché sono importanti.

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Cosa Sono I 5 Kosha Dell'anima Secondo La Tradizione Yogica
Indice

I Kosha sono gli strati metaforici che racchiudono il corpo umano e la mente e ospitano l’anima. Li troviamo per la prima volta negli Upanishad, gli antichi testi vedici alla base dell’induismo e che hanno formato molti aspetti della filosofia yoga.

“Kosha” si traduce come “guaina” in sanscrito: secondo l’antica filosofia vedantica, le cinque guaine forniscono una struttura per comprendere il sé più profondo, o Atman, che in sanscrito significa “spirito” o “anima”.

I kosha sono strati energetici o “guaine” (infatti è questo il significato del termine) che si muovono partendo dallo strato più esterno della pelle al nucleo interno, nel quale alberga lo spirito.

Proprio come il sistema dei chakra, anche gli strati kosha hanno una propria funzione fisiologica e psicologica individuale: per certi aspetti, possiamo affermare che incarnino anche la filosofia che è propria dei chakra.

Approfondiamo la conoscenza di questo concetto, esaminando un po’ di storia e capire come, secondo la tradizione, i kosha si colleghino agli otto rami dello yoga, quali benefici apportino, come attingere alle loro proprietà. Pronti? Via!

Che cosa sono, nel dettaglio, i Kosha?

Nella Taittiriya Upanishad, uno dei più antichi testi di yoga tantrico, si dice che ogni essere umano è dotato di cinque guaine, o kosha, che si compenetrano l’una con l’altra, racchiudendo l’anima come all’interno degli strati di una cipolla.

Il corpo fisico

La parte più esterna è l’involucro fisico, detto anche “alimentare”, non solo perché caratterizzato dal cibo che assumiamo tramite la madre terra, ma anche perché sarà ciò di cui si ciberanno altre creature.

Il corpo sottile

All’interno di questo involucro, ci sono i tre strati del corpo sottile: il Pranamaya kosha, o guaina di energia vitale, il Manomaya kosha, o guaina mentale e il Vijnanamaya kosha, o guaina della saggezza. Ancora più nel profondo, nel corpo causale, troviamo Anandamaya kosha, la cosiddetta “guaina della beatitudine”.

Per questa ragione i kosha sono spesso paragonati anche alle bambole russe, che si trovano una dentro l’altra. In sostanza, il corpo fisico è l’unico kosha con un aspetto anatomico, mentre quello più profondo è considerato il vero sé spirituale.

Il corpo causale

La filosofia dello yoga descrive il corpo fisico, il corpo sottile e il corpo causale come i tre corpi che racchiudono i cinque kosha. Il corpo umano e l’energia della forza vitale (respiro o prana) fanno parte del corpo fisico, mentre la mente e l’intelletto sono inclusi nel corpo sottile.

Il corpo causale è considerato come il sé più intimo o l’anima, che attraversa cicli di nascita, morte, rinascita e trascendenza.

Perché i kosha sono importanti?

BKS Iyengar, un insegnante di yoga riconosciuto a livello internazionale e fondatore del metodo yoga Iyengar, ha spiegato nel suo libro del 2005, Light on Life, che l’obiettivo principale non è quello di definire in maniera netta i kosha, ma di mescolarli senza soluzione di continuità.

L’integrazione totale dei kosha può verificarsi quando uno stato ottimale di salute e benessere viene raggiunto all’interno del corpo, della mente e dello spirito. Esplorare e integrare ogni livello può aiutare ad avvicinarci a uno stato di unità o beatitudine.

Secondo i principi dello yoga, qualsiasi vera risposta alle domande “Chi sono io veramente?” o “Qual è il significato della mia vita?” implica esaminare queste guaine, che sono anche chiamate “corpi” o “sé”.

Essere pienamente potenziati da chi siamo davvero, significa far emergere tutte queste guaine e questo richiede pratica.

Come si raggiungono i kosha?

Ogni guaina può essere resa accessibile attraverso la pratica: spesso è proprio attraverso lo yoga e la meditazione che si raggiungono stati di consapevolezza più profondi.

Molti stili di yoga incorporano gli insegnamenti dei kosha, in particolare il Kundalini Yoga: si tratta di una pratica per spostare l’energia verso l’alto attraverso i sette chakra, a partire dalla base della colonna vertebrale.

Questa pratica mira a connettersi alla guaina più intima, attraverso schemi di respiro e di movimento ripetitivi, che integrano i corpi sottili e fisici. Molti praticanti di yoga sono attratti dalla pratica attraverso gli asana, ovvero le posture fisiche.

C’è una posa per tutto, da una barca (Navasana), a un leone (Siṃbhasana), a un saggio illuminato (Vaśiṣṭhasana). Questi asana e movimenti aiutano a mantenere il corpo sano, oltre a sbloccare i canali energetici tanto che, dopo la pratica yoga, ci sentiamo forti, sani, vibranti e pacifici.

Ciò accade perché, in questo modo, perfezioniamo la nostra consapevolezza del corpo e dei segnali che il fisico ci dà sullo stato generale della nostra salute.

Cosa sono gli otto rami o arti dello yoga?

Per capire meglio cosa siano i kosha, dobbiamo comprendere anche gli otto rami dello yoga, dei quali parla il saggio Patañjali negli Yoga Sūtra, uno dei testi più antichi dell’induismo. Qui viene descritta la pratica, o Sādhana, dello yoga come di una disciplina avente otto arti.

Questi rami si evolvono in un processo di messa a punto dai livelli più grossolani della nostra comprensione a quelli più sottili. Per l’esattezza si tratta di:

  1. Yama e Niyama: i “codici di condotta” e qualità di realizzazione del Sé che devono essere coltivati ​​nella vita di un praticante di yoga. Tramite questa operazione può verificarsi un cambiamento nella coscienza, che si riflette poi nella nostra esperienza del mondo esterno.
  2. Asana: conosciuta come la pratica fisica che coinvolge il corpo. Patañjali definisce l’asana come una postura stabile e confortevole, inizialmente dedicata solo alla meditazione.
  3. Pranayama: definito da Patañjali come “regolazione e controllo dell’inspirazione e dell’espirazione”, illumina e prepara la mente alla messa a fuoco unidirezionale (dhāraṇā).
  4. Pratyahara: ritiro o controllo dei sensi, risultato di una mente calma e ben regolata.
  5. Dharana: equivale a focalizzare la mente su un elemento o su una singola area (quella che noi chiamiamo concentrazione).
  6. Dhyana: un flusso ininterrotto di percezione tra mente e oggetto, sotto forma di un pensiero unico e continuo (ovvero la meditazione).
  7. Samadhi: il conoscitore, il conoscere e ciò che è conosciuto diventano un’unica e pura consapevolezza, che è lo scopo di tutte le pratiche yogiche.

Come si collegano i kosha con gli otto rami dello yoga?

Ma che cosa hanno a che fare i kosha con gli otto rami dello yoga? Sempre secondo gli Yoga Sutra, gli arti dello yoga si diramano attraverso i kosha. Secondo, invece, la Taittirīya Upaniṣad, i cinque strati sono simili agli otto rami dello Yoga e vanno dalla parte più densa del nostro essere (il corpo), a quella più vasta e sottile (gioia/pace interiore).

Diventando consapevoli ed esaminando questi aspetti del nostro essere attraverso gli otto arti dello Yoga, possiamo cercare di mettere in equilibrio le nostre vite, integrando tutti questi livelli e trascendendoli attraverso una profonda conoscenza.

Quali sono i cinque kosha?

Per capire come agire e come attivare i cinque kosha, dobbiamo esaminarli uno per uno: ecco qui quelli riportati dalla tradizione.

1. Annamaya Kosha

Annamaya Kosha

Guaina alimentare, elemento Terra

Annamaya è la guaina più esterna, costituita dallo strato del corpo fisico, che comprende i muscoli, le ossa, la pelle e gli organi. “Anna” in sanscrito significa cibo, ciò che sostiene il corpo umano e lo fa funzionare in modo ottimale. L’Annamaya Kosha rappresenta quindi il corpo fisico, poiché è l’unico kosha fisicamente tangibile.

Ciò che permette a questo elemento di funzionare bene sono gli asana, che lo mantengono in salute: secondo la ricerca, la pratica yoga aiuta proprio a trattare i problemi che possono insorgere nel corpo, come il mal di schiena cronico o le lesioni.

Secondo l’American Osteopathic Association, una pratica regolare dello yoga può anche aumentare la forza, la flessibilità, migliorare la respirazione, aumentare l’energia, bilanciare il metabolismo e promuovere la salute del cuore e la perdita di peso.

Lesioni, incidenti, compulsioni alimentari e altre dipendenze spesso derivano dalla tendenza a muoversi e usare il corpo senza sentire come risponde. Se si ha difficoltà a entrare completamente nel corpo fisico, ci si sente privi di fondamento, estranei e impauriti.

Ma una volta che si impara a sentire il proprio corpo, a percepirlo dall’interno, si capisce come muoversi all’interno di una postura: in questo modo ci si protegge dalle lesioni, si inizia a percepire di che tipo di cibo si ha bisogno, di quanto e così via.

Come attivare l’Annamaya Kosha

Molte persone che adottano una pratica yoga generalmente riferiscono di sentirsi più in contatto con il proprio corpo. Prova una variazione di Tadasana per entrare in contatto con il tuo corpo fisico.

  1. Stai in piedi, posizionando le estremità alla distanza dei fianchi.
  2. Evita di iperestendere o bloccare le ginocchia, per cui fai fede sui muscoli dei glutei e mantienile leggermente flesse.
  3. Allinea la colonna vertebrale, senza piegare né sporgere il coccige.
  4. Ammorbidisci le costole anteriori mentre allarghi il petto e mantenendo il mento parallelo al pavimento.
  5. Metti una mano sull’ombelico e l’altra sul cuore, chiudi gli occhi e respira.
  6. Senti i tuoi piedi per terra mentre tieni alta la testa e nota quali muscoli sono impegnati mentre mantieni questa posizione.
  7. Osserva tutte le sensazioni che sorgono nel tuo corpo fisico mentre ti espandi a ogni inspirazione e ti contrai a ogni espirazione.

2. Pranamaya Kosha

Pranamaya Kosha

Guaina vitale, elemento Acqua

Il Pranamaya Kosha, noto anche come “corpo energetico” o “guaina della forza vitale”, deriva il suo nome dal sanscrito, in cui “prana” significa “forza vitale”, quindi “pranamaya” si riferisce all’energia della forza vitale all’interno del corpo fisico Annamaya. Pranamaya è quindi associato al respiro e al flusso di energia, che si esplica attraverso il corpo fisico.

Lo scopo di questo kosha è quello di animare il corpo e la mente, per consentire il movimento fisico e l’autoespressione. Questa energia della forza vitale è ciò che permette al sé interiore di manifestarsi nel mondo esterno.

Quando questa si espande nel cuore o nella testa, durante la meditazione o la pratica degli asana, si entra in contatto con il corpo dell’energia vitale: infatti sentirsi energici, assonnati, ottusi, irrequieti o calmi sono tutti attributi di questo elemento.

La meditazione ha lo scopo principale di tonificare il corpo energetico, così come la pratica degli asana: un modo per sintonizzarsi con questo potere è esercitarsi a lasciarsi “respirare”, quindi diventare consapevoli del respiro che entra ed esce dal corpo come un flusso naturale e spontaneo.

Come attivare il Pranayama Kosha

Nello yoga e nella meditazione, il pranayama è la pratica attraverso la quale si regola il respiro: per bilanciare questo strato, si può provare un esercizio noto come Respiro in tre parti o Dirga Pranayama.

  1. Sdraiati sulla schiena con le ginocchia piegate e i piedi sul pavimento o allunga le gambe. Chiudi gli occhi e rilassa i muscoli facciali e il corpo.
  2. Porta la tua attenzione al tuo respiro, semplicemente concentrandoti sulle inspirazioni e le espirazioni.
  3. Fai un respiro profondo attraverso il naso e riempi la pancia di aria.
  4. Durante l’espirazione, espelli l’aria dalla pancia attraverso il naso, spingendo l’ombelico verso la colonna vertebrale.
  5. Ripeti questa respirazione profonda per circa cinque respiri.
  6. Alla prossima inspirazione, riempi la pancia e poi inspira ancora un po’ per espandere l’aria nella gabbia toracica.
  7. Durante l’espirazione, rilascia l’aria dalla gabbia toracica, sentendo le costole contrarsi mentre riporti l’ombelico verso la colonna vertebrale.
  8. Ripeti questo schema di respirazione profonda per circa cinque respiri.
  9. Alla successiva inspirazione, riempi d’aria la pancia e la gabbia toracica.
  10. Durante l’espirazione, rilascia prima il respiro dalla parte superiore del torace, quindi a partire dalla gabbia toracica. Infine, lascia che l’aria esca dalla pancia.
  11. Continua seguendo il tuo ritmo e per un totale di circa 10 respiri.

3. Manomaya Kosha

Manomaya Kosha

Guaina mentale, elemento Fuoco

Il Manomaya Kosha è la guaina della mente, quindi ha a che fare con pensieri ed emozioni e può essere mantenuto e portato in equilibrio attraverso la meditazione. Questo strato è responsabile di come percepiamo il mondo esterno, a livello superficiale, mentre quelli più profondi includono le credenze, le opinioni e i valori di un individuo, appresi o ereditati dalla cultura e dal patrimonio.

Ci sono anche alcune “tendenze mentali” che si sono accumulate nel corso della nostra vita, indicate come “schemi” fissi e che si ripetono finché non ne diventiamo consapevoli. In sanscrito, questi modelli sono noti come “samskara”.

Praticare la meditazione può fornire informazioni su determinati schemi che un individuo può imparare a riconoscere e da cui alla fine può liberarsi.

Come attivare il Manomaya Kosha

Per connetterti con il tuo Manomaya Kosha e osservare i tuoi pensieri e le tue emozioni, prova un semplice esercizio di meditazione consapevole, che ci insegna a prendere coscienza dei nostri pensieri prestando attenzione al momento presente.

  1. Siediti comodamente con la schiena appoggiata. Chiudi gli occhi e invita la tua attenzione a spostarsi verso l’interno, mentre inizi respirare con coscienza.
  2. Dopo 3-5 cicli di respirazione diaframmatica profonda, consenti al tuo respiro di tornare a un ritmo naturale.
  3. Fai attenzione a come stai respirando, ma non cercare di controllare il tuo respiro. Questo ti aiuterà a portare la tua attenzione sul presente.
  4. Segui l’inspirazione e l’espirazione. Quando la tua mente inizia a vagare, riporta la tua attenzione al tuo respiro.
  5. Osserva tutti i pensieri, le emozioni o le immagini che ti sovvengono.
  6. Ricorda che è una parte normale del processo avere pensieri durante la meditazione. Piuttosto che cercare di sopprimere il tuo dialogo interiore, riconoscilo e lascia che passi.
  7. Se la tua mente inizia ad allontanarsi troppo e inizi a deconcentrarti, riportati al momento presente ancora una volta tramite il tuo respiro. Questo ti aiuterà a imparare a essere accompagnato dai pensieri, senza che questi ti sovrastino.
  8. Rimani in meditazione per 10-20 minuti a seconda del tuo livello di esperienza. Quando hai finito, fai attenzione a come ti senti e, se vuoi, prendi nota su un diario.

4. Vijnanamaya Kosha

Vijnanamaya Kosha

Intelletto/guaina intuitiva, elemento Aria

Il Vijnanamaya Kosha è la guaina della conoscenza: si compone di saggezza, intuizione e percezione superiore. Quando mediti e osservi il tuo mondo interiore, la guaina della conoscenza è ciò che si trova oltre la tua mente pensante.

Questa conoscenza interiore innata coincide con uno stato superiore di coscienza: alcuni insegnanti credono che qualsiasi attività che richieda un’immersione totale, come suonare uno strumento, scrivere o dipingere, sia l’accesso al Vijnanamaya Kosha.

Anche la meditazione è una chiave utile a raggiungere questo strato più profondo: ti aiuterà infatti ad accedere al chakra del terzo occhio (Ajna) per avvicinarti alla tua innata saggezza e intuizione.

Come accedere al Vijnanamaya Kosha

Trova un posto comodo, chiudi gli occhi e rilassa i muscoli facciali mentre inizi ad approfondire il tuo respiro. Porta le punte dei pollici e degli indici a toccarsi: stai eseguendo il Gyan Mudra, noto anche come “mudra della conoscenza”.

Porta il tuo sguardo verso lo spazio tra le tue due sopracciglia, ovvero il tuo terzo occhio. Mantieni la tua attenzione qui mentre inspiri ed espiri per alcuni minuti. Man mano che ti addentri più a fondo nella meditazione, puoi rilassare il tuo sguardo; continua per 10-20 minuti a seconda del tuo livello di esperienza.

5. Anandamaya Kosha

Anandamaya Kosha

Guaina di beatitudine, elemento etere/spazio

Anandamaya è la guaina più interna, conosciuta anche come quella della beatitudine. In sanscrito, “ananda” significa “felicità e beatitudine” e rappresenta l’energia trascendentale della creazione e dell’esistenza.

Pertanto, l’Anandamaya Kosha è sinonimo di gioia, amore e pace, un’immersione totale con la creazione stessa ed è l’aspetto più profondo del vero io. Quando si è in contatto con questa guaina, si sperimentano leggerezza, appagamento e una grande gioia senza fine.

Ci ricordiamo così che la vita può ancora essere buona anche quando le cose sono difficili; che essere vivi è un dono. La filosofia dello yoga postula che siamo tutti nati come esseri beati e conserviamo questa capacità anche nella vita adulta.

Ciò significa che l’Anadamaya Kosha, o corpo causale, è sempre a tua disposizione ed è accessibile attraverso pratiche yoga coerenti in cui viene raggiunto un profondo stato di meditazione.

Come ci si connette all’Anandamaya Kosha

La connessione con il corpo di beatitudine o Anandamaya Kosha può spesso essere sperimentata nelle pratiche in cui vengono invocati mantra e preghiere.

Molti praticanti di yoga riferiscono di sentirsi “estasiati” durante la posa del cadavere (Savasana), ovvero quella di riposo che culmina in una pratica yoga. Durante la meditazione, puoi provare invece a recitare un semplice mantra: “Sono beato”.

Conclusione

I kosha sono intimamente correlati ai nostri stati di consapevolezza (veglia, sogno e sonno) e ai nostri tre corpi (alimentare, sottile e causale).

Man mano che conosciamo e comprendiamo ogni kosha, dal più denso al più sottile, e come ciascuno di essi opera all’interno della nostra stessa esistenza, possiamo sperimentare il sentiero che stiamo percorrendo, come la strada per conoscere ed essere l’Unità.

Approfondire il loro studio, tramite lo yoga e la meditazione, ci aiuta a vivere con maggiore consapevolezza, sfruttando al meglio la pratica per seguire un percorso che ci permetta di sentirci bene e di connetterci al nostro Io più profondo.

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