Introduzione Allo Yoga Vinyasa

Ci sono tanti tipi di yoga che puoi sperimentare per migliorare corpo, mente e anima: esploriamo insieme le caratteristiche del Vynyasa yoga, partendo dalle sue origini.

Introduzione Allo Yoga Vinyasa
INDICE

Siete pronti a iniziare una nuova disciplina, avete già in mente quale tappetino sfruttare, ma non sapete ancora esattamente quale metodo praticare, tra i tanti disponibili dello yoga?

Vi aiutiamo a capire quale sia quello giusto per voi, partendo dal Vinyasa, uno dei più praticati e anche più efficaci per chi vuole ottenere risultati alla lunga e migliorare qualche problematica.

Questo metodo ha come presupposto quello di usare una serie di sequenze, composte dagli asana, passando dall’uno all’altro tramite una corretta respirazione. Viene anche chiamato “flow yoga”, perché il “flusso” dei movimenti da eseguire è senza soluzione di continuità.

A differenza del Bikram yoga, che offre sequenze fisse, questo invece mette a disposizione una grande varietà di posizioni, che non sono mai le stesse tra una lezione e un’altra.

Il suo punto di forza è proprio questa variabilità, che va ad agire su varie parti del corpo, rendendolo uniformemente armonico e prevenendo problemi come le lesioni dovute a un movimento ripetitivo o influenzando elementi come lo stress accumulato.

Che cosa vuol dire Vinyasa yoga?

Come sempre, per capire bene che cosa sia ciò che pratichiamo, dobbiamo saper interpretare il nome che gli si dà: la parola sanscrita “vinyasa” deriva da un prefisso, “vi”, che vuol dire “in un modo speciale” e dal suffisso “nyasa”, che invece significa “collocare”.

Quando si pratica Vinyasa yoga, dunque, non si fanno le cose a casaccio ma si eseguono i movimenti in maniera consapevole. Se vogliamo fare riferimento al testo per eccellenza, che getta le basi dello yoga, ovvero lo Yogasutra di Patanjali, questo metodo si basa su:

  • Stabilità (Sthira)
  • Conforto (Sukha)
  • Respirazione regolare e lunga (Prayatna Sithila)

Ma non solo, in quanto, facendo riferimento ai primi testi in cui si trova la parola “vinyasa”, possiamo interpretarlo anche come “sequenza della coscienza”, intendendo quindi che i movimenti che eseguiamo sono un’espressione di come pensiamo e sentiamo.

Qual è l’origine del Vinyasa yoga?

Se state pensando che il Vinyasa yoga abbia un fondatore ufficiale, sarete sorpresi dallo scoprire che non è così: si tratta infatti di uno stile moderno, che ha origine direttamente dalla tradizione Ashtanga Vinyasa che, a sua volta, nasce dagli insegnamenti di Sri Krishnamacharya (maestro di Iyengar, inventore dell’omonimo metodo).

Il suo yoga insegnò che i movimenti tra ogni asana dovevano essere considerati tanto importanti quanto le stesse posizioni: lo scopo era quello di approfondire la concentrazione e la coscienza del proprio corpo durante la pratica.

Allo stesso modo, nel Vinyasa yoga, non ci si deve concentrare su come entrare nella postura, per poi respirare, ma bisogna mantenere la respirazione profonda e la coscienza del corpo coerenti durante tutta la pratica.

Chi era Sri Tirumalai Krishnamacharya

Krishnamacharya viaggiò nel 1916 fino all’Himalaya per imparare l’arte dello yoga: qui incontrò Sri Ramamohan Brahmachari, che divenne il suo guru. Nel 1933 divenne insegnante e si stabilì a Mysore, in India; poi si trasferì a Madras, dove si rivolse non solo a studenti indiani ma anche occidentali.

Tra i più famosi ci furono Pattabhi Jois, Indra Devi, BKS Iyengar e suo figlio, TKV Desikachar, creatori di vari metodi yoga. Partendo dall’Ashtanga, divenne alla fine Vinyoga.

L’eredità dello yoga in TKV Desikachar

Figlio di Krishnamacharya, TKV Desikachar, credeva che lo yoga dovesse essere adattato alle esigenze di ogni individuo: all’inizio usò lo stesso termine sfruttato dal padre, Vinyoga, per descrivere il suo metodo, abbandonando poi questa parola ma non la tecnica.

Nel 1976, per la prima volta, tenne delle conferenze negli Stati Uniti, e successivamente vi si recò molte volte, per insegnare anche l’approccio yoga e la guarigione yogica.

Il suo pensiero era che lo yoga andasse bene per tutti, indipendentemente dalle capacità fisiche. Sfruttando questa disciplina, ha integrato la pratica corporea degli asana, il pranayama (ovvero la respirazione), la meditazione e l’Ayurveda, un’antica medicina indiana che ha validi risvolti anche ai giorni nostri.

Gli sviluppi di KS Patthabi Jois

Per arrivare alla vera e propria scuola Ashtanga dobbiamo aspettare Patthabi Jois che, nella prima metà del 20° secolo, insegnò a Mysore, in India, prima la sola disciplina fisica, successivamente la meditazione in movimento, che prese il nome di Ashtanga Vinyasa.

Nella pratica, il respiro è infatti coordinato con il movimento: si tratta di ciò che costituirà la base di quasi tutti gli stili di Vinyasa yoga presenti nei giorni nostri.

Che relazione c’è tra Ashtanga e Vinyasa yoga?

Quando parliamo di Ashtanga e Vinyasa yoga, ci riferiamo a due diversi stili? Non è raro infatti imbattersi nella definizione che li mette insieme. Per capire bene questa connessione, basti ricordare che:

  • A T. Krishnamacharya è attribuita l’innovazione del Vinyasa
  • Questo maestro ha insegnato Vinyasa e non Ashtanga a Pattabhi Jois
  • Pattabhi Jois ha fondato l’Ashtanga yoga, che contiene, tra le altre, le sequenze del Surya Namaskar o Saluto al Sole, presenti anche nel Vinyasa.

Di conseguenza, entrambi questi metodi condividono una storia, ma si tratta di pratiche indipendenti, che si sono unite successivamente, anche se il Vinyasa ha finito per essere un’innovazione.

Per essere più chiari, uno studente di Ashtanga Vinyasa praticherà l’Ashtanga yoga attraverso le varie serie di posizioni, mentre chi pratica Vinyasa esegue le sequenze collegandole tra di loro tramite l’unione di movimento e respiro, in un unico flusso e senza soluzione di continuità.

Quali sono le caratteristiche principali del Vinyasa yoga?

Quali sono le caratteristiche principali del Vinyasa yoga

Riassumendo ciò di cui abbiamo parlato finora, lo yoga Vinyasa collega ogni postura all’altra usando il respiro, in modo che fluiscano, motivo per il quale spesso gli si dà il nome di “flow yoga”.

A questo si oppone l’Hatha yoga, ovvero il metodo classico, nel quale si entra in un asana e si resta in questa posizione fino a quando il maestro non ci dice di “romperla”. La pratica del Vinyasa comporta poi movimenti molto intensi, tanto da generare un allenamento di tipo cardiovascolare, che non sempre caratterizza gli altri metodi.

Anche in questo il Vinyasa entra in contrasto con l’Hatha, nel quale infatti lo scopo è quello di mantenere costante la frequenza cardiaca, per l’esattezza a un ritmo lento, così da stimolare alcuni processi, come il sistema endocrino, linfatico, e così via.

Un’altra caratteristica di questo metodo è la variazione in sequenza da classe a classe, quindi non ne esistono due uguali: ciò è in contrasto con sistemi a forma fissa, che troviamo invece nell’Ashtanga Vinyasa e nel Bikram yoga.

Il Vinyasa yoga, infatti, richiede una grande concentrazione, tanto che viene anche descritto come meditazione in movimento.

Quali sono i benefici del Vinyasa yoga?

Arrivati al punto di decidere quale forma di yoga scegliere, perché dovremmo preferire proprio il Vinyasa? Se studiate o lavorate molto e siete particolarmente stressati, questa metodologia è l’ideale per voi.

Non solo, in quanto è in grado di mantenere il cuore ben attivo, migliorandone la salute, come qualsiasi tipo di allenamento simile. La ricerca ha infatti dimostrato che il Vinyasa yoga riduce la rigidità arteriosa, dovuta all’avanzare dell’età, e anche i livelli di zuccheri nel sangue e il colesterolo.

Per quanto concerne la sua influenza sull’umore, Vinyasa yoga migliora le emozioni positive rispetto a quelle negative, agendo quindi anche sull’ansia e sulla depressione.

Perché Vinyasa yoga è tra i metodi più scelti?

Tra tutti i metodi presenti, questo sembra essere uno dei più gettonati: perché? Ci sono diverse motivazioni che andiamo a esaminare con voi.

1. Ci sono molti insegnanti di Vinyasa

Se prendiamo come esempio lo Iyengar yoga, l’insegnante certificato dovrà aver avuto un minimo di quattro anni di studio continuo in una scuola e aver ottenuto un attestato. L’insegnante di Vinyasa, invece, ha almeno due anni di esperienza, tratta dalla pratica, e ha completato un ciclo di formazione di 200 ore.

La maggiore facilità di assimilazione dei principi del secondo metodo, rende le classi più attive, anche per quanto riguarda gli studenti, che trovano abbastanza rassicurante dover imparare delle sequenze.

In sostanza, a parte la semplicità del metodo, non è così difficile trovare un insegnante di Vinyasa rispetto a uno certificato di Iyengar.

2. Vinyasa offre un allenamento aerobico

Alcune delle sequenze fondamentali dello yoga Vinyasa sono quelle che includono il Saluto al sole: si tratta di un asana che mette in movimento molte parti del corpo e che quindi porta il cuore a pompare sangue.

3. Lo yoga Vinyasa è divertente

Una volta avuto il primo approccio, praticare questo metodo sarà divertente, quindi diventerà piacevole seguire le classi con una certa frequenza. In fondo, lo scopo dello yoga è proprio quello di impegnarsi con la gioia nella pratica.

Cosa devo aspettarmi da una lezione di Vinyasa?

Il primo approccio con questo metodo potrebbe spaventare: cosa devo aspettarmi? Sarò in grado di eseguire gli asana? In linea generale, tutte le lezioni inizieranno con una fase in cui verrà spiegato l’iter e finiranno con il rilassamento.

Il nostro consiglio è quello di scegliere una classe base, ovvero una in cui l’insegnante perde tempo a spiegare le posizioni e come eseguirle: è infatti necessario rispettare il proprio livello di preparazione e quindi affidarsi a un maestro che ci segua.

Alcune posizioni e sequenze di Vinyasa yoga

Per aiutarvi a capire meglio se questa è la disciplina che fa per voi, ecco qualche esempio delle posizioni e delle sequenze che troverete più di frequente in una di queste classi.

Cane a testa in giù o Adho Mukha Svanasana

Per eseguire questa posizione, bisognerà mettersi a quattro zampe, assicurandosi che le mani siano esattamente sotto le spalle e aperte alla stessa larghezza, come anche le ginocchia larghe quanto i fianchi.

A questo punto si devono allargare le dita delle mani e iniziare a spingere i palmi a terra, distribuendo il peso del corpo tra mani e piedi. Espirando, alza le ginocchia da terra e fai perno sulle punte dei piedi. Allunga le gambe e cerca di poggiare i talloni a terra. La testa può tanto guardare tra le mani, verso la pancia o può essere rilassata.

Una variante di questa posizione è il Cane a testa in su o Urdhva Mukha Svanasana, che si esegue mettendosi a testa in giù sul tappetino, con le gambe distese dritte dietro il tuo corpo. I palmi delle mani devono trovarsi sul tappetino vicino alle spalle.

A questo punto allunga le braccia e solleva la parte superiore del corpo mentre contemporaneamente e delicatamente inarchi la schiena e sollevi le cosce e gli stinchi dal pavimento.

Posa della sedia o Utkatasana

Per eseguire questa posizione, è necessario stare in piedi, tenendoli alla stessa larghezza dei fianchi. Piegati sulle ginocchia e affonda i fianchi, poi inclina la parte inferiore del bacino, spostandola verso l’alto. Allunga la parte posteriore del collo mentre guardi a terra e alza le mani al cielo.

Guerriero II o Virabhadrasana II

Mettiti in piedi, tenendo questi alla larghezza dei fianchi. Porta il piede sinistro dietro di te, con le dita dei piedi rivolte verso il lato lungo del tappetino. Quello anteriore rimarrà fermo in avanti, mentre allinei il tallone anteriore con la parte posteriore. Piega profondamente il ginocchio anteriore; alza le braccia creando una “T”, mantenendo la pancia bassa.

Posizione dell’angolo laterale esteso o Utthita Parsvakonasana

Partendo dalla posizione del Guerriero 2, metti l’avambraccio anteriore sulla coscia anteriore con il braccio opposto rivolto verso il cielo. Allinea la spalla superiore sopra la spalla inferiore: fai passare la mano inferiore sopra la spalla, creando una “T” con le braccia.

Surya Namaskara A e B

Due sequenze che troverete con particolare frequenza sono quelle del Saluto al sole o Surya Namaskara, nelle versioni che vengono indicate come A e B. Si tratta di una delle più comuni in molti metodi, ed è una di quelle fisse che mettono in moto tutto il corpo.

Il saluto al sole A è quello più semplice, perché costituito da meno posizioni, per l’esattezza 11; il saluto al sole B, invece, include anche la posizione della sedia o Utkasana e quella del Guerriero I o Virabhadrasana I, raggiungendo così le 16 posizioni.

Per capire meglio di cosa si tratta e le varie differenze, ti invitiamo a guardare questo video.

L’importanza dei respiri nel Vinyasa yoga

Durante la prima parte della lezione, è necessario contare i respiri: infatti sarà l’insegnante a indicare il numero che sarà opportuno mantenere durante una posa, ovvero, di solito, cinque. La respirazione lenta e ben controllata, viene chiamata Uijayi o anche respirazione oceanica: vediamo insieme come si esegue.

Bisognerà restringere leggermente l’apertura della gola, per creare un po’ di resistenza al passaggio dell’aria. Tirando il respiro durante l’inspirazione, lo si spinga con delicatezza durante l’espirazione, cercando di contrastare la resistenza precedentemente creata, dando vita così a un suono ben modulato, che ricorda le onde dell’oceano.

Conclusione

Il vantaggio di praticare Vinyasa yoga sta nel collegare l’attività cardiocircolatoria con il respiro, con movimenti fluidi che ci consentono di essere vivi e liberi e di migliorare anche l’umore.

“L’idea centrale del Vinyasa Yoga è di spostare l’enfasi dalla postura al respiro. L’unica cosa permanente nella pratica è l’attenzione costante sul respiro. E il respiro è una metafora di ciò che è permanente nella nostra vita in continua evoluzione: l’universo, la coscienza infinita o, soprattutto, l’amore.” Gregor Maehle

Scegliere di praticare questa disciplina può quindi avere un riscontro nella vita di tutti i giorni, rendendoci più presenti e attivi e contrastando tutte le difficoltà che la quotidianità ci mette davanti. Il corpo si risveglia, si ossigena e resta vivo, anche perché si tratta di una pratica divertente e coinvolgente.

Provare per credere!

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