Punti neri: cosa sono e come si formano? È possibile prevenirne la comparsa?

Questi puntini innocui scatenano in noi un tale odio che ci spinge a torturare la nostra pelle. Ma perchè compaiono? E come?

Punti neri cosa sono e come si formano
INDICE

I punti neri sono un incubo per chiunque ami la propria pelle. Niente di peggio di dover combattere quotidianamente con questo piccolo esercito nemico in grado di farci sentire a disagio.
Per nostra fortuna ci sono diverse armi nel nostro arsenale che possono aiutarci a combattere – e soprattutto a prevenire – la formazione dei punti neri e le loro conseguenze. Ma come in ogni battaglia che si rispetti, il modo migliore per cogliere il nemico di sorpresa è conoscerlo a fondo in modo da prevenirne le mosse e neutralizzarlo prima che passi all’azione.
In questo articolo ci occuperemo di capire cosa sono i punti neri e da cosa derivano, oltre che scoprire se esistono dei metodi per prevenirne la formazione e partire in vantaggio nella nostra piccola battaglia quotidiana per la bellezza della pelle.

Cosa sono i punti neri

Cominciamo col dire cosa NON sono i punti neri.

Si è soliti pensare che derivino da una scarsa igiene o da un’alimentazione non equilibrata e ricca di cioccolato e dolciumi ma, in realtà, gli studi clinici condotti negli ultimi anni hanno dimostrato che queste correlazioni non sono così forti come si credeva in passato.

Un particolare esperimento – dal risultato piuttosto interessante – è stato condotto negli Stati Uniti dove un team di ricercatori ha accuratamente selezionato due gruppi di adolescenti sottoponendoli a due diete differenti. Al primo gruppo è stata proposta una dieta ricca di dolci, zuccheri e cioccolato, mentre al secondo sono stati dati solo quei prodotti comunemente definiti “alimenti sani”, ossia frutta, verdura, cereali e legumi.
I risultati, raccolti dopo alcune settimane, hanno dimostrato che i ragazzi soggetti ad acne non avevano né migliorato né peggiorato la loro situazione, mentre quelli con la pelle più pulita non avevano aggravato la situazione nemmeno se sottoposti alla dieta “cioccolatosa”.
Appare quindi evidente che la forte correlazione che si supponeva esistere tra dieta e impurità della pelle non è poi così rigida.

Ma allora, cosa sono i punti neri?
Si tratta di un accumulo di sporco all’interno dei pori che non ne permette la respirazione e che finisce per ostruirli. A contatto con l’aria, poi, lo sporco subisce un processo ossidativo che lo annerisce trasformandosi nel classico punto nero.
Abbiamo usato il termine generico “sporco” volutamente, perché non si tratta di un’unica sostanza ma di una serie più complessa che comprende materiale organico come sebo e cellule morte, ma anche materie inorganiche come i residui di trucco, la polvere e l’inquinamento atmosferico. Tutte queste sostanze si combinano tra loro ostruendo i pori e dando origine ai punti neri che tutte noi temiamo.

I punti neri variano (purtroppo) moltissimo da persona a persona. Come definisci i tuoi?

Da cosa dipende la formazione dei punti neri

Non c’è una relazione diretta tra l’assunzione di particolari tipi di cibi e la formazione di punti neri, che sono invece l’occlusione dei pori della pelle.
Nemmeno la scarsa igiene è direttamente responsabile della formazione dei comedoni (nome scientifico dei punti neri).
Il primo fattore che stabilisce quanto una persona è soggetta al fenomeno dei punti neri è, purtroppo, la genetica. Non ci si può dunque sottrarre al problema se nel nostro DNA è scritto che dovremo portarci appresso questo fardello. Avere pelle secca, grassa o mista non dipende da una nostra scelta e pelli che tendono naturalmente a essere grasse correranno sempre qualche rischio in più di essere soggette ai punti neri.

Detto questo, non è il caso di gettare la spugna! Se è vero che la genetica pone le basi del nostro tipo di pelle, è altrettanto vero che possiamo correre ai ripari con la nostra routine di bellezza.

Abbiamo detto che alimentazione e igiene non sono direttamente responsabili della comparsa dei punti neri, ma non sono nemmeno del tutto estranei al problema. L’alimentazione influisce sulla produzione di sebo (uno dei responsabili della cute grassa e della conseguente occlusione dei pori) e dunque alimenti grassi e untuosi andrebbero ridotti drasticamente.

Anche una corretta igiene, perpetrata attraverso la pulizia quotidiana della pelle con prodotti specifici, può migliorare la situazione.
Quindi armiamoci di pazienza e coraggio e non arretriamo di un passo davanti al nemico perché possiamo fare davvero molto per vincere questa battaglia.

Addentrandoci nel mondo dei punti neri: il Propionibacterium acnes

il Propionibacterium acnes

Se vogliamo essere più specifici – e scientifici – possiamo definire il punto nero come un mix di grassi, cheratina, melanina, peli e batteri che si insidiano all’interno del follicolo andando ad occludere il dotto ghiandolare e impedendo la fuoriuscita naturale del sebo. In altre parole, si tratta di un tappo che occlude i pori e che assume la tipica colorazione scura a seguito dell’ossidazione per contatto diretto con l’aria.
In questo tappo prolifera un batterio specifico, il Propionibacterium acnes, che appartiene alla normale popolazione commensale dell’essere umano, cioè vive su di noi e si nutre delle sostanze che emettiamo senza arrecarci, di solito, alcun danno.
In caso di occlusione dei pori, però, il batterio prolifera diventando un vero patogeno e causando arrossamenti e danni cutanei che, se non trattati nel modo corretto, possono anche lasciare cicatrici durature.
Numerose ricerche indicano la presenza di questo batterio sulla cute già due o tre anni prima della pubertà durante la quale i picchi ormonali aumenteranno la naturale produzione di sebo. Si tratta dunque di un batterio molto lungimirante!

Il Propionibacterium acnes appartiene ad una famiglia molto numerosa; sono infatti 13 le specie batteriche che fanno parte di questo gruppo molto diffuso di batteri, e quasi tutte svolgono un’azione legata all’uomo o alle sue attività.
Alcuni ceppi appartengono alla flora intestinale partecipando ai processi digestivi, mentre uno, Propionibacterium freudenreichii è in grado di rilasciare quantità notevoli di anidride carbonica durante i suoi processi ed è largamente impiegato assieme al Lactobacillus delbrueckii (sottospecie bulgaricus) nell’industria casearia per la realizzazione dei classici buchi del noto formaggio svizzero.

In pratica il ceppo batterico che causa l’acne è un parente molto stretto di quello che permette la produzione di Emmental!

Quanti tipi di comedoni esistono?

Ne esistono due: comedoni aperti e comedoni chiusi. La differenza tra le due tipologie di punti neri è rappresentata dall’apertura o chiusura verso l’esterno del follicolo.

  • In pratica, se il tappo che occlude il follicolo pilifero riesce a raggiungere la superficie cutanea avremo un comedone aperto, dalla classica colorazione scura, ossia quello che si definisce “punto nero”.
  • Al contrario, se il follicolo ostruito non si è dilatato a sufficienza e l’occlusione non sbocca in superficie, avremo un comedone chiuso che non ha la solita colorazione nera perché, non entrando in contatto diretto con l’aria, non subisce fenomeni ossidativi. In questo caso sono definiti “punti bianchi“.

I punti neri sono di solito più facili da rimuovere perché non richiedono particolari sforzi per essere estratti, invece i punti bianchi necessitano di incidere la cute per poter affiorare in superficie ed essere aspirati. Dermatologi ed estetisti utilizzano la strumentazione adatta ma nell’ambiente domestico una gestione scorretta dei punti bianchi può provocare infezioni e cicatrici durature.

E cosa sono invece i brufoli?

E cosa sono invece i brufoli

Il brufolo è un’evoluzione del comedone determinata da un’infezione.

Una volta occluso dal “tappo” del punto nero, il follicolo diventa un piccolo paradiso terrestre per i batteri. All’interno del poro ci sono sporco e residui organici che rappresentano un richiamo irresistibile per alcuni tipi di flora batterica che abitano normalmente la pelle umana.

Il più comune è il già citato Propionibacterium acnes che, come detto, di solito prolifera senza causare problemi sull’epidermide ma può diventare patogeno qualora riesca ad infiltrarsi nel dotto follicolare e scendere fino a raggiungere la zona cellulare di formazione del pelo e del sebo (il dotto ghiandolare).

Un altro batterio largamente diffuso è lo Staphylococcus epidermis, più insidioso e pericoloso del Propionibacterium perché ritenuto responsabile anche di disturbi e malattie legate al sistema cardiovascolare oltre che a infezioni post operatorie con sindromi che comprendono febbre anche molto alta.

Questi microorganismi, una volta raggiunta la base del follicolo, vengono immediatamente riconosciuti dall’organismo come invasori: è il momento in cui sta per nascere un brufolo.
Con la microcircolazione sopraggiungono i globuli bianchi e gli anticorpi per combattere la minaccia.

Anche se non ce ne rendiamo conto, in quella piccola area si sta combattendo per la difesa dell’organismo e il risultato sono i tre criteri medici dell’infiammazione: rubor, tumor e dolor.
Rubor (che deriva dal latino e significa “di colore rosso”) indica l’arrossamento che si genera grazie all’aumento dell’afflusso di sangue nella zona, tumor (“protuberanza”) indica il gonfiore e dolor… ovviamente il dolore che si prova in quella zona.

Per nostra fortuna le difese immunitarie dell’organismo sono altamente addestrate e per gli invasori non c’è molta speranza; nel giro di 24-48 ore la battaglia è vinta e i capillari possono far defluire il sangue, riassorbendolo. Il gonfiore e il rossore diminuiscono progressivamente mentre i macrofagi, che si occupano di ripulire le aree infette, fanno il loro lavoro e il brufolo, finalmente, si sfiamma.

Cos’è il liquido giallo che si forma sui brufoli?

Decisamente antiestetico e poco piacevole da vedere, il liquido giallognolo che a volte compare sui brufoli è, in realtà, un buon segno. Si tratta di un concentrato di acqua, sebo e “cadaveri” di batteri e la sua comparsa indica che l’infezione è stata vinta. Una volta terminato il combattimento, la sporcizia che occludeva il follicolo senza riuscire a emergere viene espulsa assieme ai resti della piccola battaglia che si è appena combattuta. Quando raggiunge la superficie e non riesce a fuoriuscire si accumula in piccole sacche che sono quel brutto inestetismo che abbiamo tutte ben presente, ma che rappresenta un passaggio importante verso la guarigione del brufolo.

Perché rimangono le cicatrici dei brufoli

Ti sei comportata da vera eroina e hai resistito a tutti quei bassi impulsi che ti suggerivano di strizzare il brufolo ed eliminare il problema; hai pazientemente atteso che il tuo organismo assorbisse tutto il liquido in totale tranquillità ma poi la batosta davanti allo specchio: quella piccola antipatica cicatrice è lì che ricambia con fierezza il tuo sguardo sbigottito! Come può essere?

Purtroppo, si tratta di un vero e proprio autogol del tuo organismo. Per combattere l’infezione, infatti, i globuli bianchi emettono sostanze capaci di sciogliere la parete cellulare distruggendo così gli invasori. Una parete cellulare vale l’altra e queste sostanze disgreganti non distinguono se si tratta di un batterio o delle cellule del dotto follicolare: il loro scopo è distruggere le membrane cellulari e questo è quello che fanno, anche molto bene.

Nel caso di brufoli particolarmente grandi o diffusi, l’organismo mette in campo tutta la sua artiglieria e può capitare che alcune cellule del nostro corpo cadano sotto il fuoco amico.

Il dubbio amletico: schiacciare i brufoli, sì o no?

Il dubbio amletico schiacciare i brufoli, sì o no

Lo abbiamo fatto tutte, mosse da un istinto incontrollabile per poi pentircene un secondo dopo. Un istante di piacere che rischia ogni volta di lasciare dei segni permanenti.
Non è follia… quando compare un brufolo la voglia di strizzarlo e farlo sparire per sempre dalla nostra faccia è un richiamo davvero forte, ma il più delle volte è necessario fare appello al nostro stoicismo e resistere.

Ogni volta che ci lasciamo convincere dai nostri bassi istinti e cediamo alla tentazione di strizzare un brufolo, esponiamo la pelle – già compromessa, per altro – ad una nuova possibilità di infezione che potrebbe culminare con una brutta cicatrice e, in ogni caso, allungherà il tempo di guarigione.
Se proprio ti prudono le mani e non riesci a controllare questo tentazione, cerca almeno di concentrarla tutto al momento finale quando il brufolo diventa giallo; strizzando in questa fase aiuterai il liquido ad uscire favorendo il riassorbimento nei tessuti sottostanti. La presenza del liquido indica che ormai la battaglia è vinta e puoi intervenire con un pochino più di tranquillità.

In ogni caso, il modo corretto per eliminare la puntina gialla è tendere la pelle e non contrarla; in questa maniera il liquido uscirà più delicatamente senza danneggiare la cute e i tessuti circostanti.

E se il brufolo non è ancora giallo?

Se non è presente la puntina giallastra significa che l’infezione non è ancora stata sconfitta. Se strizzare il brufolo dopo la comparsa del liquido in superficie, può aiutare a spurgare il dotto follicolare, la stessa operazione compiuta quando è solamente rosso può creare davvero danni gravi.

Abbiamo detto che quando si forma il liquido giallognolo il follicolo è libero e le scorie accumulate salgono naturalmente in superficie; se non c’è liquido e il brufolo è ancora nella fase di rubor, tumor e dolor, significa che l’infezione è ancora in atto e che il dotto è ancora chiuso dal gonfiore e dallo sporco.

Agire strizzando in questa fase è del tutto inutile perché la via d’uscita è chiusa e quindi i tessuti sottostanti non potranno essere aiutati nell’evacuazione. Non solo; con una sollecitazione sbagliata il rischio è quello di rompere le pareti del follicolo e far dilagare l’infezione nel derma.
Quest’ultima circostanza, in particolare, è piuttosto pericolosa perché oltre ad aggravare l’infezione in atto, quasi sempre porta con sé antiestetiche cicatrici. Siamo tutte d’accordo che si sta combattendo una battaglia per la bellezza, ma non è il caso di uscirne portandone i segni sul volto per tutta la vita.

Ricapitoliamo: quando è bene spremere e quando no

Il ciclo vitale di un brufolo è sommariamente divisibile in tre fasi:

  1. l’occlusione del follicolo tramite un tappo di sporco con la formazione del classico punto nero
  2. l’infezione del follicolo da parte di batteri che causano i tre sintomi rubor, tumor e dolor
  3. la comparsa del liquido giallo che segnala la fine dell’infezione e il tentativo da parte dell’organismo di sistemare le cose.

Stressare la pelle cercando di spremerla può essere utile nella prima e nella terza fase, quando cioè ci si trova davanti al punto nero o quando il brufolo diventa giallognolo. Nel primo caso, pulire attraverso la spremitura il follicolo lo libererà dal tappo che lo occlude impedendo lo sviluppo del brufolo; nella terza fase, liberare dal liquido il dotto follicolare lo aiuterà a spurgare le sostanze di scarto verso l’esterno.

La seconda fase, invece, è un momento di infiammazione durante la quale i batteri che si sono introdotti nel follicolo non sono ancora stati sconfitti e il dotto che porta all’esterno non è stato liberato. Strizzare i brufoli in questa fase è come cercare di far uscire l’aria attraverso un palloncino la cui estremità è stata annodata; non trovando via d’uscita per l’aria, la pressione all’interno del palloncino aumenta fino a farlo scoppiare.

Ti ricordiamo che, in ogni caso, strizzare la pelle dovrebbe essere l’ultima spiaggia perché si rischia di provocare nuove infezioni e danneggiare la cute.

Se vuoi migliorare lo stato della tua bellezza, la cosa migliore che tu possa fare è ricorrere a un aspiratore di punti neri che agisca in sicurezza per liberare i pori dalle occlusioni prevenendo la formazione di brufoli senza dover stressare inutilmente la pelle. Se non conosci questi interessanti strumenti, o hai bisogno di qualche buon consiglio su come scegliere quello più adatto a te, puoi dare un’occhiata alla nostra guida all’acquisto e scoprire i prodigi che questi strumenti possono compiere per avere sempre un viso perfetto.

Adolescenza e brufoli

Adolescenza e brufoli

Durante l’adolescenza (dagli 11 ai 17 anni circa) il corpo subisce l’azione – a tratti sconcertante – degli ormoni. Queste sostanze sono responsabili di un bel po’ di cambiamenti che possono essere anche molto rapidi e violenti.
Le ghiandole endocrine maggiori sono 8: ipotalamo, ipofisi, epifisi, tiroide, paratiroidi, surreni, pancreas e gonadi e, senza complicarci troppo la vita, possiamo dire che attraverso gli ormoni regolano la maggior parte delle attività dell’organismo.

Nel periodo adolescenziale gli ormoni iniziano a scorrere come un fiume in piena attraverso i flussi sanguigni, comunicando a tutto l’organismo che è il momento di svilupparsi: le ossa iniziano ad allungarsi, le ghiandole pilifere cominciano a produrre i peli. Per le ragazze è il momento del primo ciclo mestruale e dello sviluppo del seno, per i ragazzi della crescita della barba e dell’ingrandimento dei testicoli. Tutto questo ha un impatto notevole sulle altre normali attività del fisico.

Le ghiandole sebacee non sono per nulla estranee a questi fenomeni, anzi la loro attività si intensifica per mantenere lubrificata la pelle in costante crescita. Questo fenomeno però ha un risvolto negativo: i follicoli rischiano di rimanere occlusi dalla produzione eccessiva di sebo che poi si combina con il trucco, con l’inquinamento atmosferico e con la polvere dando origine ai punti neri. Da qui alla comparsa dei brufoli il passo è breve.

Non è però così per tutti: alcuni adolescenti fortunati attraversano questa fase della vita senza un solo brufolo. Anche in questo caso la genetica ci mette lo zampino. Per tutti gli altri la buona notizia è che una volta conclusa questa fase di crescita, quando l’organismo si è assestato e la produzione di ormoni rallenta, ci sono buone possibilità che anche la comparsa dei brufoli cessi. È importante prendersi cura della propria pelle nel modo corretto, trattandola, e cercando di rimuovere i punti neri in maniera tempestiva evitando che possano infettarsi e tramutarsi in brufoli.

Quindi è la genetica che stabilisce chi avrà brufoli e chi no?

Sì e no. Come abbiamo visto, una corretta attenzione alla pelle è in grado di prevenire la formazione di brufoli attraverso l’eliminazione tempestiva dei punti neri che sono, ricordiamolo, i progenitori del brufolo vero e proprio.

L’attività delle ghiandole sebacee è regolata dal flusso ormonale che, come abbiamo appena detto, durante l’adolescenza subisce una vera e propria impennata ed è qui che entra in gioco la genetica.
Gli ormoni vengono rilasciati dalle ghiandole endocrine disseminate in tutti i punti strategici del corpo; la modalità di azione di questi messaggeri è definita a “feedback”, che significa, più o meno, che funzionano come le chiavi con le serrature. Un ormone potrà esercitare la sua azione solo su un tipo di ricettore specifico.
Semplificando, possiamo dire che ogni ormone è in grado di agire su un solo tipo di ricettore. In pratica, le ghiandole endocrine riversano nel sangue il loro messaggio sotto forma di ormoni ma questi possono agire unicamente sul ricettore a loro destinato come fossero una chiave con un’unica serratura.
Il numero di ricettori di cui ognuno di noi dispone è dato dalla genetica; maggiore è il numero di ricettori che possediamo, più alto sarà l’impatto che gli ormoni avranno sul nostro organismo.

Le fortunate persone le cui ghiandole sebacee hanno un numero limitato di ricettori, subiscono un’influenza minore da parte degli ormoni; questo evita produzioni esagerate di sebo nell’età adolescenziale che tradotto nel mondo della bellezza significa meno problemi di brufoli.